20 agosto 2017

Martiri di Via Tibaldi Milano - 28 agosto 1944.

 - Milano ricorda ogni anno l’eccidio avvenuto il 28 Agosto 1944 in via Tibaldi, dove un plotone della legione Ettore Muti fucilò, dopo aver terribilmente seviziato, quattro partigiani appartenenti al Gap Mendel: Albino Abico di 25 anni (Medaglia d’Argento al valor Militare), Giovanni Alippi di anni ventiquattro, Bruno Clapiz di anni quarantuno, Maurizio Del Sale di anni quarantasette. Abico, Alippi e Del Sale facevano parte di un gruppo costituitosi nella primavera del 1944 a Baggio. Successivamente i tre presero contatto con i Gap di Ruggero Brambilla (Nello) e trasportarono un carico d’armi in Val d’Ossola dove rimasero qualche giorno presso l’85a brigata d’assalto Garibaldi. Quando ridiscesero, con loro c’era anche Bruno Clapiz. In Milano formavano così il Gap distaccato della 85a brigata, in collegamento e alle dipendenze di Brambilla, con il compito di contribuire ad approvvigionare del necessario la brigata di montagna. Riportiamo, di seguito, la testimonianza, tratta dalle carte ANPI Provinciale di Milano, di un negoziante di Via Tibaldi che assistette a su quel tragico episodio. Seviziati dalla Muti i patrioti di Porta Ticinese “Il rione popolare di Porta Ticinese aveva fama di essere un covo di “ribelli” ed i fascisti non osavano tentare pattugliamenti isolati e rastrellamenti se non in forze e con i fucili spianati. Così molti partigiani, anche quelli di altre zone e della periferia, sicuri della solidarietà di tutti gli abitanti che ad essi davano appoggi e trovavano nascondigli, venivano a finire a “Porta Cicca”. Un gruppo di patrioti (che dopo la liberazione seppi appartenevano alla 113° e 114° Garibaldi) usavano nascondere le loro armi in una osteria che allora si trovava in via Tibaldi 26, per riprenderle quando dovevano compiere qualche azione. Il 10 agosto 1944 era avvenuto l’eccidio di piazzale Loreto che provocò sdegno in tutti, ma suscitò anche una certa impressione. Ed ecco che una quindicina di giorni dopo, mentre le camicie nere e complici andavano tronfi di avere compiuto tanto massacro, nelle vie centrali di Milano, Piazza Duomo, Via Orefici, Piazza Cordusio, Via Dante, una macchina ebbe l’ardire di percorrerle lanciando manifestini invitanti alla Resistenza, alla rivolta, additando all’odio e al disprezzo i nazifascisti. Nella mattina del 28 agosto 1944 avevo notato che circolavano certe brutte facce e mi ero ripromesso, appena mangiato, di recarmi all’osteria per passare la voce di stare in guardia. Quando però vi giunsi appresi che alle 13 un forte nerbo di fascisti si era presentato e, sorpresi quattro giovani, li avevano arrestati. Un quinto, al momento dell’arresto, si trovava nel cortile del caseggiato e miracolosamente così fu salvo. Gli arrestati erano proprio i quattro che avevano percorso le vie della città lanciando manifestini. Immaginarsi il gran parlare di tutto il rione, le discussioni e persino si accennò a delazione di una spia. Fatto sta che verso le 18,30 di quel giorno, automezzi carichi di quelli della milizia invasero via Tibaldi e vie adiacenti: mitra imbracciati e rivoltelle in pugno fecero chiudere tutti i negozi, i passanti costretti ad entrare nei portoni subito sprangati; minacce a coloro che erano alle finestre e ordine di chiuderle. Dapprima un po’ di confusione, un fuggi fuggi generale, qualche strillo di donna, poi tutto cadde nel silenzio, un silenzio di morte; il grande viale deserto e i fascisti che scrutavano da ogni parte accennando a sparare. Anch’io avevo dovuto abbassare la saracinesca del negozio, ma da una fessura potei assistere a quanto stava avvenendo e ritengo di essere stato uno dei pochissimi che poterono osservare l’orrendo eccidio. Pochi minuti dopo la milizia era divenuta padrona della strada deserta, vidi giungere un camion, dal quale fecero scendere i quattro arrestati. Dovettero sorreggerli, tanto erano stati seviziati, che non riuscivano a fare un passo. Furono allineati al muro, anzi appoggiati contro il muro dell’osteria, con il viso rivolto verso gli assassini. Non vi fu alcuna lettera di sentenza, una decina di brigatisti neri che avevano in testa un berretto rotondo comandati da uno che aveva dei gradi, imbracciarono i mitra a non più di tre metri di distanza. All’ultimo momento, quando il comandante ebbe ordinato il fuoco, uno degli arrestati trovò la forza di voltare il viso contro il muro e farsi il segno della croce. Bastò una sola scarica, data la breve distanza e caddero. L’ufficiale si avvicinò ai corpi straziati sferrando dei calci, notò che qualcuno respirava ancora. Si fece dare da uno dei carnefici un mitra e nuovamente sparò sui morti. Dopo risalirono sul camion e partirono. Dai cortili, le scariche avevano impaurito gli inquilini, si udivano pianti e grida. Gli altri fascisti che avevano presidiato la strada, permisero che fossero riaperti negozi e portoni, si raggrupparono, armi alla mano, nei pressi del mucchio dei cadaveri, impedendo di avvicinarsi. I martiri furono lasciati sul marciapiede arrossato di sangue che a piccoli rivoli scendeva fin sulla strada. Rimasero al sole di agosto con le mosche che ronzavano, fra lo sbigottimento, l’orrore, l’odio che aumentava sempre più, sino a sera inoltrata.”

Foto Loconsolo 26/08/1977 Vecchia lapide con scritte fasciste.



Nuova lapide Via Tibaldi 26. Milano. 



12 agosto 2017

04 agosto 2017

ANPI Milano. Grave decisione Procura della Repubblica di Milano.

Inquietante e grave decisione della Procura della Repubblica di Milano
La Procura della Repubblica di Milano ha chiesto il proscioglimento dei neofascisti resisi protagonisti, il 29 aprile scorso, del blitz al Campo X del Cimitero Maggiore, nel quale sono sepolti repubblichini e gerarchi della Repubblica di Salò.
Nonostante le denunce della Digos per aperta apologia di fascismo, per le centinaia di braccia alzate per il saluto romano, la Procura della Repubblica, con una inquietante e grave decisione ha chiesto il proscioglimento dei neofascisti, giovedì 4 agosto, scegliendo una data tragica per il nostro Paese. Il 4 agosto 1974 si verificò, infatti, un terribile attentato neofascista. Una bomba ad alto potenziale esplose nella quinta vettura del treno Italicus, in transito presso San Benedetto Val di Sambro, provocando 12 morti e oltre 40 feriti.
La richiesta della Procura della Repubblica che dovrà essere vagliata da un Giudice per le indagini preliminari, desta in tutti noi profonda inquietudine e preoccupazione. Milano e la Lombardia sono state da tempo scelte dalle organizzazioni neofasciste e neonaziste come luoghi di incontro, di convegni e manifestazioni anche a livello europeo. L'assalto a Palazzo Marino del 29 giugno ha rappresentato un salto di qualità nella sfida alle istituzioni nella città Medaglia d'oro della Resistenza.
Un blitz che aveva registrato un suo preambolo il 9 aprile scorso, quando alcuni militanti di Casa Pound avevano inscenato una protesta contro l'accoglienza dei migranti durante una seduta del Consiglio Comunale di Monza. Una prova di forza che ha avuto il suo fondamento in quanto accaduto il 29 aprile al Cimitero maggiore di Milano, quando un migliaio di neofascisti sono andati a commemorare al campo X i caduti della Repubblica di Salò che ora, se la richiesta della Procura dovesse essere accolta, potrebbero essere assolti.
Chiediamo allo Stato, in questa delicatissima fase del nostro Paese, fermezza e decisione per contenere e respingere ogni tentativo, oggi purtroppo ricorrente,di esaltazione del fascismo, applicando le leggi che già esistono. Ci dimostri questo Stato di essere finalmente quello Stato antifascista, delineato dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, sciogliendo gruppi dichiaratamente nazifascisti e infliggendo a chi fa apologia di fascismo, reato gravissimo nel nostro ordinamento costituzionale, quelle esemplari condanne che ancora oggi stiamo attendendo. 

Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

28 luglio 2017

Piazza Giovanni Pesce Partigiano. ANPI Milano.

L'ANPI Provinciale di Milano accoglie con grande soddisfazione la decisione dell'Amministrazione Comunale (nella seduta di venerdì 28 luglio 2017) di intitolare una piazza al Comandante partigiano Giovanni Pesce, Medaglia d'Oro al Valor Militare, di cui quest'anno ricorre il decimo anniversario della scomparsa.
La piazza pedonale, a lui dedicata, si trova proprio davanti a Cascina Merlata, il nuovo quartiere immerso nel verde, sorto nella zona nord ovest di Milano.
La decisione, che accoglie la proposta avanzata dall'ANPI Provinciale di Milano, costituisce un importante e significativo omaggio nei confronti di uno straordinario italiano. Pesce dopo aver combattuto in Spagna, a soli 18 anni, nelle Brigate internazionali contro Franco, nel settembre del 1943 è tra gli organizzatori dei Gruppi di Azione Patriottica, prima a Torino, poi a Milano, fino alla Liberazione. Nel dopoguerra Pesce, dopo il matrimonio con Nori Brambilla sua inseparabile compagna, conosciuta durante la Resistenza, continua il suo impegno politico e civile come Consigliere comunale del PCI a Milano per oltre dieci anni, come membro di Rifondazione Comunista, come Presidente dell’AICVAS (Associazione Italiana Combattenti Antifascisti di Spagna), ma soprattutto come autorevole esponente del Comitato nazionale dell’ANPI sin dalla sua costituzione. La sua è stata una vita, senza tregua, caratterizzata da una grande passione politica, da un grande impegno per la libertà di tutti noi e per la costruzione di una società più giusta, i cui lineamenti fondamentali sono tracciati nella Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, di cui Giovanni Pesce fu uno dei principali protagonisti.
Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

24 luglio 2017

Giovanni Bianchi. Profondo cordoglio.

Giovanni Bianchi ci ha lasciato.
Presidente delle ACLI e Presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani Cattolici. La Sezione ANPI Barona con cordoglio e commozione saluta un grande Uomo e i suoi ideali. Ciao Giovanni che la terra ti sia lieve.


Esprimo anche a nome dell’ANPI Provinciale di Milano profondo cordoglio per la scomparsa di Giovanni Bianchi Presidente Nazionale dell’ Associazione Nazionale Partigiani Cristiani.
Ricorderemo sempre Giovanni per il suo costante ed instancabile impegno, come Presidente Nazionale delle ACLI, come parlamentare e come Presidente della ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) sui temi dell’antifascismo, della democrazia, dell’attuazione della Costituzione repubblicana.

Ai famigliari ed agli amici un affettuoso abbraccio.
Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano


ANPI Milano - I luoghi della Memoria...



FESTANPI Verbano Cusio Ossola.


19 luglio 2017

ANPI Milano. 24 anni fa la strage mafiosa di Via Palestro...

24 anni fa la strage mafiosa di via Palestro

Il 27 Luglio 1993 alle ore 23,14  un'autobomba esplose nei pressi del Padiglione d'Arte Contemporanea in via Palestro, provocando cinque vittime: i vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto, Stefano Picerno, il vigile urbano Alessandro Ferrari e un immigrato marocchino Moussafir Driss, che dormiva su una panchina.
La strage di via Palestro che seguì di pochi mesi quella di Firenze di via Georgofili e quella di Roma rientrava nella strategia mafiosa volta a minare le basi della convivenza civile e ad indebolire le istituzioni democratiche.
Via Palestro rappresenta, insieme a piazza Fontana,  dove ha avuto inizio il 12 dicembre 1969 la strategia della tensione, a via Fatebenefratelli colpita dalla strage neofascista davanti alla Questura di Milano, e a tutti quei luoghi che sono stati teatro  di attentati e azioni eversive, un simbolo di lutto, ma anche di fierezza, dignità e orgoglio. Milano, città Medaglia d'Oro della Resistenza che ha saputo resistere al terribile periodo della strategia della tensione e del terrorismo, difendendo le istituzioni repubblicane nate dalla Resistenza, ha reagito alla strage di via Palestro, con una risposta forte e senza tentennamenti, una risposta di tutti i milanesi, delle associazioni, delle forze democratiche e della società civile, che ne ha cementato l'alleanza nella ferma e incessante battaglia contro tutte le mafie.
A 24 anni di distanza da quel tragico episodio occorre riaffermare con forza la cultura della legalità, richiamando con grande fermezza i valori e i principi della Costituzione repubblicana, contro ogni forma di criminalità organizzata e ogni tentativo eversivo e autoritario, comunque mascherato.

Le nostre organizzazioni di base sono invitate a partecipare con le bandiere. 
Un caro saluto
Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

13 luglio 2017

Lettera aperta "ANTIFASCISMO"


Partigiani d'Oltremare...

Una storia di Resistenza poco conosciuta.
Nel 1940 a Napoli si tenne la "Prima Mostra triennale delle terre italiane d'oltremare".
La costruzione dei padiglioni e dell'intera struttura espositiva furono una opera imponente; d'altro canto  la mostra era fortemente voluta dal regime fascista al fine di celebrare i "destini marittimi" dell'Italia ed i relativi trionfi imperiali dell'italia fascista culminati con l'aggressione all'Etiopia.
Alll'interno della mostra vennero anche artificiosamente ricreate ambientazioni coloniali e veri e propri villaggi indigeni.
Allo scopo furono anche trasferiti in Italia circa una cinquantina di somali, etiopi ed eritrei con le relative famiglie.
Gli uomini appartenevano quasi tutti a reparti della PAI -Polizia dell'Africa Italiana-.
La mostra venne inaugurata ufficialmente il 9 Maggio 1940 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.
Il calendario originale prevedeva l'apertura dei padiglioni fino ad Ottobre del 1940. L'evento in realta' duro' poco piu' di un mese  poichè il 10 Giugno 1940 l'Italia entro' in guerra.
Le strutture della mostra, cosi' come l'intera citta' di Napoli,  subirono pesanti bombardamenti. 
Le famiglie provenienti dall'Africa Orientale Italiana restarono, per cosi' dire, bloccate  a Napoli. Da un canto ci si era "scordati" di loro, dall'altro l'andamento della guerra proprio in Africa Orientale rendeva difficilmente realizzabile il rimpatrio.
Percio' quegli uomini, e le loro famiglie continuarono a vivere all'interno delle strutture semidistrutte della Mostra dell'Oltremare.
Poco si sa del periodo di cosa fu di loro tra il 1940 e il 1943.
Nella primavera  del  1943 tutti gli etiopi, somali ed eritrei che si trovavano ancora a Napoli vennero trasferti a Treia, nel Maceratese, dove vennero alloggiati a  Villa Spada, che in precedenza era stata un campo di internamento per "donne di dubbia condotta morale e politica". 
AL di la' dell'altisonante denominazione, la struttura in realta' era stata dismessa nel 1942 proprio a causa della misere condizioni igeniche e sanitarie dei locali della   Villa.
Nel Settembre del 1943 buona parte dei "neri dell'Oltremare" -come venivano citati nei rapporti dei Reali Carabinieri incaricati della loro sorveglianza- avevano gia' maturato l'idea di approfittare dello sbandamento generale e di abbandonare Villa Spada.
A seguito di un assalto partigiano a Villa Spada, alcuni di essi si unirono alle bande  operanti nella zona .
Un caso divenuto noto da poco è quello di CARLO ABBAGAMAL, etiope, che si aggrego' alle formazioni che operavano nella zona del Monte San Vincino, sulla linea di confine tra le province di ANcona e di Macerata.
Forse non era il suo vero nome etiope, ma cosi' venne chiamato dai suoi compagni e cosi' è ricordato da una lapide a lui dedicata  a San Severino Marche. 
Nella "Banda Mario" -dal nome del suo comandante Mario Depangher, istriano- oltre ad australiani, francesi, britannici, jugoslavi e russi – fuggiti dai campi di prigionia della zona – cominciano a combattere anche etiopi, somali ed eritrei.  
Carlo Abbagamal cadde il 24 NOvembre 1943 nel corso di un combattimento ad un posto di blocco tedesco nei pressi di Frontale d'Apiro (MC).
Degli altri "partigiani d'oltremare" si sa ancora meno salvo che buona parte di essi caddero durante i mesi di guerra fino all' inizio di Luglio del 1944, quando le truppe dell'VIII Armata raggiunsero le zone delle Marche nelle quali operava la Banda Mario.
Questa storia è riemersa solo qualche anno fa ed è giusto che si sappia che "Carletto" Abbagamal ed i suoi compagni africani morirono per liberare l'Italia e l''EUropa.

Qui ci sono i link per chi fosse interessato.

08 luglio 2017

Semplicemente ANTIFASCISMO.!

Milano, Palazzo Marino - Sala Alessi. Sabato 8 luglio 2017. ore 9,30.
L'ESCALATION DEI NEOFASCISMI E IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI.
Roberto Cenati. Massimo Bonini. Giuseppe Sala. Carlo Smuraglia. 






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